Come andare in montagna con gruppi numerosi

Di Roberto Gardino

Premessa

Sicuramente uno dei momenti fondamentali delle nostre vacanze sono le camminate in montagna. Io mi sono appassionato alla bellezza della montagna, ai tempi del Liceo, nelle gite fatte con Gioventù Studentesca, andavamo sulle montagne del Cuneese con don Berna. Ho continuato ad andare in montagna e spesso con i miei amici più giovani. Questo mi ha fatto porre attenzione agli aspetti educativi connessi alle gite. Così dialogando sia per preparare le uscite sia per giudicarle, osservando altre nostre comunità che durante le vacanze andavano in gita, ho messo l’accento su alcuni punti che vi racconterò in forma sintetica. Essi vogliono essere un aiuto nella preparazione e attuazione delle gite, ma soprattutto nella coscienza del gesto.

Una sottolineatura educativa

La nostra impostazione educativa valorizza il gesto, ed esso è tale se sono chiare le ragioni. Il privilegio non è mai alle “parole”, ma all’apertura di significato connessa al gesto stesso. La “gita” è un’occasione concretissima per far vivere ai ragazzi un’esperienza, scoprendone il senso.
“Qualsiasi gesto impegna tutta la persona come tale. Perciò anche una attività minima, accettata per l’Ideale, dà un contributo valido alla crescita della persona” (Don Giussani, Il cammino al vero è un’esperienza, p. 9).
Non è per niente scontato andare in montagna, “fare fatica” per uno scopo, preoccuparsi di seguire, stare in silenzio, non farsi vincere dall’istintività, soprattutto per i ragazzi d’oggi. Non è automatico l’andare in gita, occorre darne le ragioni.

Come andare in montagna

Non esiste per la nostra educazione un gesto che non sia curato. Come “curare” la gita? Vediamone gli aspetti fondamentali.
– Quali sono i criteri per scegliere una gita?
1. Bellezza della meta e del percorso.
Un posto panoramico è da privilegiare.
2. Sicurezza del percorso.
Scegliere percorsi che non abbiano passaggi troppo esposti, o a rischio di scariche di pietre. Meglio i sentieri o strade di montagna ben battute. Attenzione alla presenza di nevai se non si ha l’attrezzatura adatta.
N. B. E’ sempre meglio che chi prepara le gite le “provi” precedentemente per rendersi conto del percorso, degli eventuali luoghi di sosta, dei tempi di percorrenza (in tanti i tempi si allungano considerevolmente).
– Quando fare la gita?
Il primo modo per “obbedire” è stare alle condizioni del tempo. Devono essere buone. Riferirsi alle indicazioni meteo e all’esperienza dei valligiani che sanno come cambia il tempo in quella zona. Attenzione in particolare agli eventuali temporali, pericolo fulmini.
– A che ora partire?
Mi ricordo che ero ad una vacanza in Trentino con gli universitari e l’attacco della gita era stato alle 11.00, quasi ora di pranzo! In montagna normalmente le ore più belle sono quelle del mattino e la temperatura più fresca permette di camminare più alacremente. Partire presto.
– Che abbigliamento usare?
Cominciamo con le scarpe: comode adatte alla montagna, tipo scarponcini da trekking, o almeno scarpe da ginnastica, ben gommate sulla suola. Attenzione alle scarpe che usano soprattutto le ragazze (chi parte con le “zeppe” torna con le “zoppe”). L’abbigliamento deve permettere di camminare facilmente e “difenderci” dal sole, in montagna “cuoce” più velocemente. Sono utili occhiali da sole e cappellino, sempre un indumento antipioggia.
– Andare tutti insieme o per gruppi?
Molte volte alle nostre vacanze ci sono 200, 300 o più partecipanti. Occorre suddividersi in gruppi più piccoli per la gita. Gruppi di 60, 70, 100. Più è grande il gruppo, maggiore sarà la fatica di chi è dietro. Io uso questo metodo di suddivisione: davanti il gruppo di chi è meno abituato a camminare con la presenza di alcuni più allenati che possano aiutare. Un secondo gruppo di quelli abbastanza allenati ed un terzo gruppo dei più allenati. I tre gruppi possono partire scaglionati ed in particolare gli ultimi diversi minuti dopo visto che possono tenere un’andatura più veloce  (chi è più “forte” può portare anche un peso maggiore, vedi vivande).
Può essere utile avere delle ricetrasmittenti per comunicare tra i gruppi.
– Che passo tenere?
Andare in montagna, salvo che per il primo, è seguire il passo di un altro. Il passo del primo deve essere costante e lento in modo che tutti possano seguirlo, se qualcuno è in difficoltà si ferma ai lati con chi lo può aiutare e magari riprende con il gruppo successivo. Attenzione nelle file a non lasciare “spazi”, altrimenti chi è in fondo fatica di più.
Soste: possibilmente una sola a circa metà cammino, in tanti non è conveniente farne molte.
– Cosa richiedere ai partecipanti?
Stare alla realtà. “Non si può capire la realtà se non ci si sta” (Don Giussani, Porta la speranza, p. 21).
La realtà se guardata con attenzione è segno del Creatore e per comprenderlo occorre:
1. Attenzione
Seguendo il passo di chi guida, mantenere il proprio posto nella fila, i sorpassi fuori sentiero sono “stupidi” e rompono un ordine, prestare attenzione a non lasciare buchi nella fila.
Una sottolineatura forse banale, ma che richiama un’attenzione a tutti: chi ha gli zaini deve portare il contenuto dei sacchetti pranzo “completo” alla meta, non appropriarsene prima lasciando qualcuno “a corto” di cibo.
2. Silenzio
Solo se si chiude la bocca si possono aprire gli occhi, chi apre gli occhi apre anche il cuore. Almeno per alcuni tratti richiedere il silenzio. Chi guarda si può accorgere della bellezza della realtà, del piccolo fiore lungo il sentiero, come della cima che spunta improvvisa dopo un colle o della linea dell’orizzonte che man mano che si sale diventa sempre più lontana.

– Occorre precisare la meta ai partecipanti?
Sì, prima della partenza, chi conduce la gita, precisi sempre la meta, il punto dove si vuole arrivare ed anche a grandi linee il tempo che occorre. E’ irragionevole partire senza la chiarezza della meta. Sapere la meta ed il tempo di cammino ridurranno le lamentazioni: “Ma quanto manca, ma quando arriviamo, ma quando mangiamo…”.
– Cosa portare con sé per l’assistenza?
Bevande calde / zuccheri, di rapida assimilazione (consiglio il fruttosio).
Pronto soccorso mirato in particolare ad eventuali distorsioni, a possibili punture d’insetti, ad insolazioni.
Bastoncini da trekking: possono essere utili in caso di distorsioni o problemi agli arti inferiori per scaricare il peso (conviene che se ne abbia un paio al fondo di ogni gruppo).
Un telefonino o radiotrasmittente per avvertire in caso di necessità; informarsi sulla copertura di rete della zona in cui si fa l’escursione.
– E chi non può fare la gita per motivi reali?
Organizzare se possibili con loro piccole uscite, in posti facilmente raggiungibili, magari in auto o funivia, contemporanee delle gite degli altri dove possano vedere un bel panorama.
– All’arrivo finalmente possiamo stravaccarci?
Riposarsi giustamente non è stravaccarsi, occorre mantenere la coscienza vigile. Se possibile aspettare tutti per mangiare. Radunare i sacchetti in un punto e distribuirli successivamente. Pregare guardando un punto particolarmente bello. I gesti siano fatti insieme: un momento fondamentale è quello del canto, utilizzando soprattutto i bei canti di montagna, canti che nascono da cuori commossi. Aiutiamo a “guardare” la bellezza del creato, magari dicendo i nomi delle montagne, raccontando qualche breve aneddoto di chi le ha scalate …
Tutto quello che si vede è per me, è per te. Mi hanno raccontato che don Giussani portava i ragazzi sotto la Marmolada e diceva: (cito a memoria) “… è più grande questo spettacolo della natura o l’uomo? L’uomo. Nulla nell’universo è paragonabile all’uomo…”.

N.B. Ricordiamoci che la bellezza si esprime in un ordine, pertanto “portare i rifiuti a valle”.

Preparazione gita

Conviene coinvolgere molte persone nella preparazione: chi conduce i gruppi, chi chiude i gruppi, chi è pronto ad aiutare coloro che sono in difficoltà, chi porta i medicinali…
I capigruppo, quelli che segnano il passo, devono conoscere bene il percorso, avere la cartina, e se possibile essere in contatto con ricetrasmittente.