escursionismo escursionismo
  • Valle: Valsavarenche
  • Data: 09/08/2008
  • Difficoltà:
  • Con chi: Paolo Rosso, Giorgio Bertin, Agostino Rappazzo
  • Inserita da: Roberto Gardino [visualizza profillo]
  • Condizioni meteo: Tempo variabile.
  • Racconto:

    La Cima di Entrelor (3.430 m )

    Testo di Paolo Rosso

    – La montagna è fatta per tutti, non solo per gli alpinisti: per coloro che desiderano il riposo nella quiete come per coloro che cercano nella fatica un riposo ancora più forte -. ( Guido Rey )

    La montagna è educativa.
    Non solo ci dice chi siamo e provoca il nostro cuore, ma l’andare in montagna educa tutto il nostro Io, ci porta all’essenziale.
    Tutto questo l’ho capito ancora di più sabato andando sulla Cima di Entrelor con Roberto, Giorgio e Agostino.

    La vetta in questione si trova vicino al Taou Blanc, al fondo del vallone di Ceresole, tra la Valsavaranche e la Val di Rhêmes.
    La strada per giungervi in auto è quella che porta al rifugio Savoia, una volta arrivati si prosegue per tre chilometri circa fino a giungere a un divieto di accesso e all’inizio della sterrata.
    Qui parcheggiamo e ci rendiamo subito conto che siamo in un freddo settembre inoltrato e iniziamo a coprirci col vecchio metodo a cipolla!
    Il buon Bertin, nonostante le sue origini aostane, denuncia una certa freddolosità, e offre consulenze sul giusto modo per non farsi sopraffare dal freddo.
    Iniziamo quindi la nostra camminata con una piacevole passeggiata per 3 Km lungo la sterrata in un falsopiano che dallo spiazzo dove abbiamo parcheggiato ci conduce all’attacco del sentiero numero 9, verso la Valsavaranche.
    La valle che percorriamo ci offre uno spettacolo affascinante, con il Gran Paradiso e la Grivola alla nostra destra a far da protagonisti e verdi pascoli e cime innevate da scenario.
    Come detto prima, si giunge all’attacco del sentiero, sulla sinistra dello sterrato.
    La traccia si inerpica e prosegue verso una casupola dei Guardaparco.
    Da lì si giunge a un altopiano, Pian Borgno; dove si trova un laghetto non segnato sulle mappe.
    Il posto è un vero paradiso! Mentre stiamo arrivando al pianoro incrociamo un branco di una decina di camosci che incomincia a correre con eleganza e grazia lungo il verde prato del selvaggio altopiano.
    Il nostro sguardo, percorrendo questa -valle incantata-, si perde sui contrasti delle vette innevate e i pascoli che stanno ingiallendo per l’autunno alle porte. Camminiamo tra il genepy e i branchi di stambecchi lasciandoci sopraffare da questo luogo incontaminato.
    Capiamo da subito che il pregio di questa salita, ovvero il fatto di essere pochissimo frequentata, è anche la sua difficoltà.
    Il sentiero che porta alla cima infatti è più che altro una traccia, nulla più.
    Giunti al vallone e superato il laghetto, è necessario mantenersi alla sinistra orografica del torrente che scende verso valle. Arrivati a metà del pianoro si scorgerà una traccia che sale ripida verso il costone in direzione nord, nord-ovest.
    Si sale fra pietraie e sfasciumi in una piccola gola dove ci si sono parati davanti due stambecchi o mantenendosi tutto sulla sinistra orografica. Superatala, dopo un pendio erto sulla destra si vedono alcune rovine, proseguendo sempre nella stessa direzione ci si dirige verso il colle.
    Devo dire che arrivati a questo punto (all’incirca sui 3000 m) la stanchezza della settimana e la spossatezza della salita, sempre ripida e che non concedeva un momento di tregua, mi hanno sopraffatto impedendomi di godere appieno dello spettacolo che si apriva di fronte ai miei occhi.
    Alla nostra sinistra si stendeva il ripido ghiacciaio d’Aouille e alla destra il ghiacciaio di Entrelor. Il colle e la cima davanti a noi erano innevati e sopra un mare di nuvole si poteva scorgere il vicino Taou Blanc, il Monte Bianco in lontananza e le Grandes Jorasses.
    Arrancando con fatica e con qualche breve passaggio di roccia non troppo ripido, abbiamo raggiunto la vetta dopo una mezz’ora dal colle.

    Dopo aver ammirato le cime che ci circondavano ci siamo riposati in questo mare di ghiaccio e neve. Purtroppo, come dicevo prima, incominciavo a sentire una forte stanchezza e pertanto non ho potuto godere appieno della sosta ristoratrice.
    Il freddo e il tempo che volgeva al brutto ci hanno costretto dopo solo un’ora (pranzo compreso) a scendere. Devo ringraziare i miei compagni per la pazienza dimostratami lungo la discesa dove ormai mi trascinavo. Dopo un’ora e mezza, arrivati alla -valle incantata- (ormai l’ho battezzata così) attraversata prima, ci siamo stesi a riposare.
    Alle quattro e mezza i branchi di stambecchi sono molto più numerosi (una trentina) e pascolano tranquillamente, noncuranti della presenza di qualche -ospite di passaggio-. Pertanto li ho potuti ammirare in tutta serenità.
    Torniamo a casa soddisfatti e distrutti e, per quanto mi riguarda, col cuore certo.
    La fatica rende uomini!

Contributo fotografico

Nessuna galleria foto associata.