alpinismo alpinismo
  • Valle: Ferret (Val)
  • Data: 04/09/2010
  • Difficoltà:
  • Con chi: Luca e Bob (Roberto Vallauri)
  • Inserita da: Giorgio Bertin [visualizza profillo]
  • Condizioni meteo: Ottime condizioni meteo
  • Racconto:

    Dente del Gigante

    Saliti con la terza funivia del mattino da La Palud (verso le 8.40), arriviamo mezzora dopo a Punta Helbronner da dove scendiamo rapidamente sul ghiacciaio del Gigante e ci attrezziamo con corde, piccozze e ramponi. Attraversiamo il ghiacciaio incrociando altri alpinisti che si dirigono per mete diverse e risaliamo la via che ci conduce alla Gengiva. La pendenza aumenta progressivamente fino a quando arriviamo alla morena dove togliamo i ramponi e procediamo faticosamente, cercando la via migliore tra roccette instabili e tratti innevati raggiungendo infine la base del Dente. Di fronte a noi si erge un gigantesco monolite di granito e alla sua base (la Gengiva) vediamo un folto gruppo di alpinisti che ci ha preceduto e attende il suo turno per iniziare la scalata. Ci prepariamo fisicamente tirando fuori l’attrezzatura e psicologicamente, e attendiamo pazientemente il nostro turno, scambiando qualche parola (in inglese) con gli altri in attesa. Ero già stato da queste parti decenni fa e avevo un ricordo nebuloso di cosa ci attendeva. Già dal primo tiro mi sono accorto che qualcosa era cambiato (mi hanno spiegato che anni fa c’è stato un crollo per cui l’attacco era diverso). Per nostra fortuna avevano aggiunto una corda fissa, senza la quale non saremmo neanche partiti. I tiri successivi sono senza ausilii, ma sono abbastanza facili. Arrivati alle Placche Burgener iniziano i “canaponi”: grosse corde di nylon ancorate alla montagna che ci consentono di assicurarci e procedere fino quasi alla vetta. L’ultimo tratto, più facile, ne è privo e ci fa ritrovare l’emozione della scalata libera. Arriviamo in vetta tardi perché le manovre con le corde ci hanno richiesto tempo (non siamo scalatori abituali) e tutti quelli che ci hanno preceduto sono già scesi. Il tempo di fare qualche foto e dire una preghiera alla Madonna di ringraziamento e di richiesta di protezione, e ci prepariamo al ritorno. Nella mia memoria c’era impresso il ricordo di una statua della Madonna saldamente ancorata sulla vetta. Purtroppo non c’è perché recentemente rimossa e non ancora sostituita. La discesa è lenta: purtroppo non siamo attrezzati per fare le doppie (occorrono 2 corde da 60m!) e ripercorriamo la via della salita. Per nostra fortuna il tempo è bello e la via, rivolta a ovest, ci permette di sfruttare il sole sino al tramonto. Arriviamo alla base che è quasi buio. Fortunatamente Bob ha una pila. Io sono stato veramente imprudente a non prenderla, ma non credevo proprio che sarebbe servita. La discesa lungo la morena non è stata esattamente un divertimento, ma finalmente approdiamo al ghiacciaio. Calziamo i ramponi e ripercorriamo la traccia dell’andata alla luce flebile della pila. Finalmente arriviamo al rifugio Torino che è mezzanotte. Il cielo stellato è magnifico e il silenzio è totale benché il rifugio sia popolato da numerosi alpinisti. Ci aspetta una gradevole sorpresa: un biglietto sulla porta indica la camera e i letti prenotati per noi. Ci aveva pensato Liliana (mia moglie) telefonando al rifugio.