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  • Valle: Germanasca (Val)
  • Data: 06/09/2017
  • Difficoltà:
  • Con chi: con Angelo Zucchi e il cane Lucky
  • Inserita da: Gianni Clot [visualizza profillo]
  • Condizioni meteo: buone
  • Racconto:

    Con una consultazione WhatsApp sul Gruppo Compagnia della Cima e un faticoso incrocio agende-meteo, alla fine decidiamo di andare io e don Angelo il giovedì (7/9/17).

    Appuntamento alle 5,45 in corso Grosseto. Mi porto anche il cane (Lucky, fedele compagno di gite tutto l’anno), raccolgo don Angelo, niente colazione e guido fino alla borgata Bout du Col (1700 m circa), pochi chilometri di strada sterrata oltre Giordano di Prali, dove parcheggiamo verso le 7,15.

    Veloci preparativi in mezzo a mucche e tori (scarponi, controllo zaini e “doping” contro la tallonite per me) e verso le 7,30, seguendo le indicazioni per il Passo Frappier, prendiamo la sterrata a destra della bergeria, che ci porta al ponticello e all’attacco del sentiero n. 210. Di qui in poi i cartelli saranno più completi e riporteranno quasi sempre anche le indicazioni per il Gran Queyron.

    Essendo la prima volta che vengo qui, provo un esperimento “tecnico” a supporto della mappa: ho scaricato da internet la traccia “gpx” della gita e con l’applicazione Oruxmap la carico e tramite la mia posizione gps provo a seguirla, per verificarne l’attendibilità (non sarebbe in realtà necessario, in quanto è tutto molto ben segnalato): funziona splendidamente!

    La giornata è abbastanza bella (8°C alla partenza e sporadiche nuvole leggere). Già salendo un pochino si intravede all’orizzonte il Gran Paradiso (per il riconoscimento delle cime mi avvalgo di Peak Finder).

    Dopo poco più di un’ora raggiungiamo un’ampia radura (quota 2200 m circa) dove si trascura la deviazione per il Rifugio Lago Verde. 

    Dopo un lungo traverso che porta sotto la dorsale che scende dalla Punta Rasin (trascurare un’altra deviazione per il Rifugio Lago Verde, seguendo sempre per il Passo Frappier), il sentiero riprende a salire con continue svolte, e a quota 2700 m circa abbiamo la sorpresa di trovare una vena d’acqua che sbuca da sotto le rocce. Ricarichiamo le borracce e riprendiamo a salire, avvistando i primi stambecchi. Poco sotto il Passo Frappier il cane Lucky si mette a inseguirne un terzetto e lo “perdiamo” (ricomparirà dopo circa mezz’ora con il fiato corto e la lingua a penzoloni). Raggiungiamo quindi il Passo Frappier (2894 m) verso le 10.25.

    Da qui svoltiamo a sinistra e per tracce di sentiero percorriamo integralmente l’ampia dorsale che porta fino alla cima (3060 m), dove arriviamo poco dopo le 11.00, avendo rallentato un pochino per ammirare e fotografare un branco di 18 magnifici stambecchi (pochi maschi, qualche femmina e tanti cuccioli), quasi per nulla disturbati dalla nostra presenza.

    Siamo al crocevia di Val Germanasca, Val di Thures, Valle Argentera e Val Troncea e al confine del Queyras. Spettacolo suggestivo e commovente, che ci porta a chiudere la salita con un doveroso Gloria!

    Piccola “pausa cioccolato”, occhiata alla cartina e a Peak Finder per “ripassare” le maestose cime che ci circondano, poi decidiamo di andare a fare pranzo sulla vicina Cima Frappier. Ridiscendiamo quindi per cresta fino al passo e di lì risaliamo fino alla meta (3006 m), accompagnati da due stupendi grandi rapaci che ci volteggiano sulla testa (direi aquile, dalle dimensioni, o forse poiane). Mi tengo vicino il cane, per evitare che diventi una possibile preda per loro. Verso le 12,30 siamo pronti per un doveroso Angelus per ringraziare e ci concediamo un frugale pranzo, seguito da uno stupendo pisolino al riparo delle roccette che formano la punta. Un po’ di nuvolaglia momentanea ci evita di scottarci al sole. Al risveglio il tempo è di nuovo splendido e optiamo per un ritorno “ad anello” attraverso il sottostante Passo della Longia (2817 m), al quale arriviamo tagliando per sfasciumi anziché seguire il sentiero che lo collegherebbe al Passo Frappier.

    Scendiamo di buon passo per un ripido sentiero (non sempre evidentissimo) lungo il Vallone della Longia, che punta verso Prali.

    E incrociamo quasi subito un’altra sorgente che sgorga dalla roccia. In un periodo di siccità come questo sorprende e non si può non bere e non ringraziare.

    Seguiamo il sentiero in discesa (non si può sbagliare) fino alla borgata Judassad, dove troviamo una simpatica combriccola che parla un po’ in piemontese e un po’ in “patois” (occitano) e ci offre con cordialità un buon bicchiere di Nebbiolo.

    Raggiungiamo in pochi minuti la macchina (dovendo risalire un pochino) dove compriamo alla bergeria un po’ di toma di mucca davvero eccezionale e ripartiamo poco dopo le 16.00.

    Torniamo a casa con ancora negli occhi quelle montagne, la voglia di tornarci e il cuore pieno di gratitudine.

    TEMPO DI PERCORRENZA: nelle descrizioni è indicato un tempo di 4 h + ½ ora per le salite e di 3 h complessive per la discesa. Noi ne abbiamo fatto poco meno di quattro per la salita e due per la discesa.

    Il dislivello positivo complessivo è di circa 1500 m.

Contributo fotografico