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Occorre essere umili e rispettosi perché la montagna diventi amica – di Giuseppe Pellegri

Tragedia sull’Houte Route. Prendo spunto dall’ennesima tragedia in montagna con numerosi morti avvenuta alcuni giorni fa sull’Haute Route tra Chamonix Zermatt; ho letto l’intervista fatta al superstite Tommaso Piccioli che mi ha dato lo spunto per rileggere i vostri articoli: “In gita con gruppi numerosi” e “Sicurezza in montagna“, inoltre ho riletto un articolo dell’amico Oreste Forno intitolato: “Morire in montagna”, molto interessante e due libri: “Arrampicarsi all’inferno, salita sull’Eiger” di Jack Olsen e “232 ore sulle Grandes Jorasses” di René Desmaison, testimonianze anche lì di grandi tragedie.

E infine  l’intervista al grande saggio e amico Armando Aste che disse: «Io non ho mai rischiato, avevo la testa sulle spalle. E’ così che si deve affrontare la montagna. Sono un credente: la vita che mi è stata donata vale più di ogni conquista. E a casa c’era Nedda ad aspettarmi.» Bene, tutte queste cose, mi fanno riflettere molto sia in relazione al mio modo di affrontare la montagna e ancora di più quando devo organizzare escursioni e accompagnare persone su di essa, che tu puoi capire molto bene cosa comporta e significa. Ogni volta sento dire sempre la stessa cosa: che erano esperti, che avevano la guida e poi questi morti. L’imponderabile ci può stare e non si può fare nulla, ma spesso si rischia troppo e rinunciare costa fatica, così che poi la cronaca ci riporta resoconti di morti evitabili se solo ci fosse stato un po’ di buon senso.

Io che dal lontano ’82 svolgo una attività volontaria di soccorso, vivendo situazioni anche estreme da alluvioni, terremoti, guerre, e anche tanto soccorso in montagna vedendo di tutto un po’, ho imparato che il rischio, l’impresa a ogni costo, decisioni di andare con il tempo incerto, osare insomma perché si è sicuri ecc., non vale molto.

Ho imparato prima di tutto cosa sia la rinuncia anche se sei a pochi metri dalla vetta, e la rinuncia è dura, ma a volte necessaria perché ti salva la vita tua e di chi è con te; ho portato migliaia di persone in montagna in tanti anni, ho dovuto molto spesso discutere sulla scelta dei percorsi, le mete ecc. per impedire follie senza senso di imprese che molti “amanti ed esperti” della montagna volevano effettuare tirandosi dietro decine di persone o anche piccoli gruppi, ma sempre con una percentuale di rischio che non valeva l’impresa. Ho soccorso molte persone in cui si vedeva la loro passione per la montagna, ma che hanno voluto superare i loro limiti, osare oltre i dati che la realtà imponeva, specie sul meteo.

La rinuncia alla vetta a volte si rende necessaria e io so bene cosa significa essere lì a pochi metri dal tuo obiettivo che aspetti per un anno e devi rinunciare a volte non tanto per te, ma per chi è con te che vedi in difficoltà o è psicologicamente impreparato ecc. La rinuncia è difficile, ma necessaria, è un atto di umiltà , di rispetto, di responsabilità, verso la vita; la montagna non fugge di certo e la puoi affrontare anche un’altra volta, e non rinunci a nulla. Ho sempre  pensato molto sulla responsabilità di chi guida gruppi su per i monti e che cosa importa realmente quando si prepara una gita; sono convinto che la montagna possa darti tanto se il rispetto verso di essa è totale, diventa commozione davanti a ciò che ti mostra, diventa memoria per gli eventi che sono accaduti (ad esempio la Prima guerra mondiale), diventa testimonianza per quello che è la sua storia, per quello che ti fa vivere; vivere appunto, non morire per un volere a tutti i costi arrivare là dove non puoi. 

La vita è espressione di bellezza che la montagna ti fa vivere in un modo direi assoluto, ma occorre essere umili e rispettosi perché diventi amica, compagna e testimone di una Bellezza infinita che ci viene donata e che porta a guardare a un oltre.

Dio e la montagna – di Armando Aste

Dio e la montagna,  sintesi di una passione

Un uomo vero senza complessi è quello che è, cioè rimane se stesso ovunque. Io sono un credente e sono un alpinista. Voglio dire che non vivo la mia vita a settori. Se sono un credente lo sono a trecentosessanta gradi, cioè sempre. Anzi direi che mi scopro tale soprattutto proprio in montagna che suggerisce ancor più il bisogno di trascendenza che è insito nell’animo umano. Per sentirsi spuntare le ali.

Io sono orgoglioso della mia Fede che considero l’unica vera ricchezza che possiedo. Mi piace guardare alle montagne come immagini materializzate dell’ascendente cammino dell’uomo e sono grato ad esse che fin dagli albori della conoscenza certamente aiutarono e quasi costrinsero il pronipote degli ominidi, l’uomo, a levare lo sguardo, camminare in posizione eretta e così accorgersi dell’esistenza del cielo.

La montagna è sempre presente nella storia dell’evoluzione umana, la montagna sinonimo di positività  e di elevazione. Nella Sacra Scrittura troviamo la consegna a Mosè delle tavole della Legge sul Monte Sinai. Nella storia della Redenzione leggiamo della Trasfigurazione di Gesù “su un alto monte”. E ancora l’Ascensione di Gesù al cielo dal Monte Oliveto.

Al di là  della supposta realizzazione di sé, del gioco edonistico e addirittura della possibile creazione artistica ideale, se penso all’inestinguibile sete che mi spinge ai monti, sete di bellezza e di poesia, ansia di superamento, bisogno di coraggio, sento che è soprattutto un insopprimibile bisogno di trascendenza che sta alla base del mio alpinismo. Sento di essere un cercatore di infinito.

Si possono fare altre scelte. Diversamente da un alpinismo ascetico, si possono trovare motivazioni, giustificazioni e pretesti “laici” più disparati. E’ tutto da rispettare. Mi rendo conto che l’idealità  che ispira l’alpinismo non può essere compresa da coloro che riguardano ogni cosa sotto l’aspetto utilitario e che nella frenetica ricerca di orgogliose ambizioni da soddisfare non hanno tempo di pensare. Perciò a molti sfuggirà  l’intimo e più alto valore di ogni salita alpina. Ma le vittorie dello spirito, come lo sono anche le ascensioni alpine, segnano le tappe del faticoso sofferto cammino dell’uomo verso la meta eccelsa, la Conoscenza Suprema. Che in ultima analisi per un credente non può essere altro che l’incontro con Dio.

Dal volume: “PILASTRI DEL CIELO” di Armando Aste

Guardate il bel sito su Armando Aste https://www.armandoaste.it

 

 

“Come chi ha spento i lumi”

Una poesia di Armando Aste

Come chi ha spenti i lumi

e a brancicare si trova

in mezzo a buio inusitato e vuoto

e con mano protesa e tremante

cercare la via, deve, per avanzare.

Così, sul cammino dell’ardua ascesa.

Lassù, il richiamo,

alto dal cielo si leva

e a invitare ti viene

e tu lo senti e dici:

“Qual è, Signore, la mia via”?