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In gita con gruppi numerosi

E’ bello vedere d’estate in montagna gruppi numerosi e ordinati che vanno in gita, in diverse occasioni sono amici delle nostre comunità.

Parto dalla mia esperienza, mi sono appassionato alla bellezza della montagna ai tempi del Liceo, per le gite fatte con Gioventù Studentesca, allora andavamo sulle montagne del Cuneese con don Berna. Ho continuato ad andare in montagna, e spesso con i miei amici più giovani. Questo mi ha fatto porre attenzione agli aspetti educativi connessi alle gite. Così dialogando sia per preparare le uscite sia per giudicarle, osservando altre nostre comunità che durante le vacanze andavano in gita, ho messo l’accento su alcuni punti che vi racconterò in forma sintetica. Essi vogliono essere un aiuto nella preparazione e attuazione delle gite, ma soprattutto nella coscienza del gesto.

Una sottolineatura educativa

La nostra impostazione educativa valorizza il gesto, ed esso è tale se sono chiare le ragioni. Il privilegio non è mai alle “parole”, ma all’apertura di significato connessa al gesto stesso. La “gita” è un’occasione concretissima per far vivere un’esperienza, scoprendone il senso.

“Qualsiasi gesto impegna tutta la persona come tale. Perciò anche una attività minima, accettata per l’Ideale, dà un contributo valido alla crescita della persona” (Don Giussani, Il cammino al vero è un’esperienza, p. 9).

  Non è per niente scontato andare in montagna, “fare fatica” per uno scopo, preoccuparsi di seguire, stare in silenzio, non farsi vincere dall’istintività, soprattutto per i ragazzi d’oggi. Non è automatico l’andare in gita, occorre darne le ragioni.

Come andare in montagna

  Non esiste per la nostra educazione un gesto che non sia curato. Come “curare” la gita? Vediamone gli aspetti fondamentali.

–  Quali sono i criteri per scegliere una gita?

  1. Bellezza della meta e del percorso.

Una meta panoramica è da preferire, magari una cima con lo sguardo che spazia a 360 gradi.

In taluni casi conviene arrivare in prossimità di un rifugio (punto di ristoro, servizi…)

  1. Sicurezza del percorso.

Scegliere percorsi che non abbiano passaggi troppo esposti, o a rischio di scariche di pietre. Meglio i sentieri o strade di montagna ben battute. Attenzione alla presenza di nevai se non si ha l’attrezzatura adatta.

E’ sempre meglio che chi prepara le gite “provi” prima il percorso per rendersi conto delle eventuali difficoltà, dei luoghi di sosta, dei tempi di percorrenza (in tanti i tempi si allungano considerevolmente).

–  Quando fare la gita?

Il primo modo per “obbedire” è stare alle condizioni del tempo. Devono essere buone. Riferirsi alle indicazioni meteo e all’esperienza dei valligiani che sanno come cambia il tempo in quella zona. Attenzione in particolare agli eventuali temporali, pericolo fulmini.

–  A che ora partire?

In montagna normalmente le ore più belle e più stabili come tempo sono quelle del mattino, inoltre la temperatura più fresca permette di camminare più alacremente. Partire presto.

–  Che abbigliamento usare?

Cominciamo con le scarpe, comode adatte alla montagna, tipo scarponcini da trekking, o almeno in percorsi facili scarpe da trekking basse ben gommate sulla suola.  L’abbigliamento deve permettere di camminare facilmente e “difenderci” dal sole, in montagna “cuoce” più velocemente. Sono utili occhiali da sole e cappellino, sempre un indumento anti pioggia.

–  Andare tutti insieme o dividersi in gruppi?

Molte volte alle nostre vacanze ci sono 200, 300 o più partecipanti. Occorre suddividersi in gruppi più piccoli per la gita. Gruppi di cinquanta, settanta, cento. Più è grande il gruppo, maggiore sarà la fatica di chi è dietro. Io uso questo metodo di suddivisione: davanti il gruppo di chi è meno abituato a camminare con la presenza di alcuni più allenati che possano aiutare. Un secondo gruppo con partecipanti abbastanza allenati e un terzo gruppo dei più allenati. I tre gruppi possono partire scaglionati e in particolare gli ultimi diversi minuti dopo poiché possono tenere un’andatura più veloce (chi è più “forte” può portare anche un peso maggiore, vedi vivande).

Può essere utile avere delle ricetrasmittenti per comunicare tra i gruppi.

–  Che passo tenere?

Andare in montagna, salvo che per il primo, è seguire il passo di un altro. Il passo del primo deve essere costante e lento in modo che tutti possano seguirlo, se qualcuno è in difficoltà si ferma ai lati con chi lo può aiutare e magari riprende con il gruppo successivo. Attenzione nelle file a non lasciare “spazi”, altrimenti chi è in fondo fatica di più.

Soste: possibilmente una sola a circa metà cammino, in tanti non è conveniente farne molte.

–  Cosa richiedere ai partecipanti?

Stare alla realtà. “Non si può capire la realtà se non ci si sta” (Don Giussani, Porta la speranza, p. 21).

La realtà se guardata con attenzione è segno del Creatore e per comprenderlo occorre:

  1. Attenzione

Seguendo il passo di chi guida, mantenere il proprio posto nella fila, i sorpassi fuori sentiero sono “stupidi” e rompono un ordine, prestare attenzione a non lasciare buchi nella fila.

Una sottolineatura forse banale, ma che richiama un’attenzione a tutti: chi ha gli zaini deve portare il contenuto dei sacchetti pranzo “completo” alla meta, non appropriarsene prima lasciando qualcuno “a corto” di cibo.

  1. Silenzio

Solo se si chiude la bocca si possono aprire gli occhi, chi apre gli occhi apre anche il cuore. Almeno per alcuni tratti richiedere il silenzio. Chi guarda si può accorgere della bellezza della realtà, del piccolo fiore lungo il sentiero, come della cima che spunta improvvisa dopo un colle o della linea dell’orizzonte che man mano che si sale diventa sempre più lontana.

–  Occorre precisare la meta ai partecipanti?

Sì, prima della partenza, chi conduce la gita, precisi sempre la meta, il punto dove si vuole arrivare e anche a grandi linee il tempo che occorre. E’ irragionevole partire senza la chiarezza della meta. Sapere la meta e il tempo di cammino ridurranno le lamentazioni: “Ma quanto manca, ma quando arriviamo, ma quando mangiamo…”.

–  Cosa portare con sé per l’assistenza?

Bevande calde / zuccheri di rapida assimilazione (consiglio il fruttosio).

Pronto soccorso mirato in particolare a eventuali distorsioni, a possibili punture d’insetti, a insolazioni, sarebbe opportuno avere un kit per ogni gruppo.

Bastoncini da trekking: possono essere utili in caso di distorsioni o problemi agli arti inferiori per scaricare il peso. Conviene averne almeno un paio per ogni gruppo tenuti da chi chiude il gruppo stesso.

Un telefonino o radiotrasmittente per avvertire in caso di necessità; informarsi sulla copertura di rete della zona in cui si fa l’escursione.

–  E chi non può fare la gita per motivi reali?

Organizzare se possibile con loro piccole uscite in posti facilmente raggiungibili, magari in auto o funivia contemporanee delle gite degli altri dove possano vedere un bel panorama.

–  All’arrivo finalmente possiamo stravaccarci?

Riposarsi giustamente non è stravaccarsi, occorre mantenere la coscienza vigile. Se possibile aspettare tutti per mangiare. Nel caso si abbiano i sacchetti radunarli  in un punto e distribuirli in seguito. Pregare guardando un punto particolarmente bello. I gesti siano fatti insieme: un momento fondamentale è quello del canto, utilizzando soprattutto i bei canti di montagna, canti che nascono da cuori commossi. Aiutiamo a “guardare” la bellezza del creato, magari dicendo i nomi delle montagne, raccontando qualche breve aneddoto di chi le ha scalate …

    Tutto quello che si vede è per me, è per te. Mi hanno raccontato che don Giussani portava i ragazzi sotto la Marmolada e diceva: (cito a memoria) “… è più grande questo spettacolo della natura o l’uomo? L’uomo. Nulla nell’universo è paragonabile all’uomo…”.

N.B. Ricordiamoci che la bellezza si esprime in un ordine, pertanto “portare i rifiuti a valle”.

Preparazione gita

Conviene coinvolgere molte persone nella preparazione: chi conduce i gruppi, chi li chiude, chi è pronto ad aiutare chi è in difficoltà, chi porta i medicinali…

I capigruppo, quelli che segnano il passo, devono conoscere bene il percorso, avere la cartina, e se possibile essere in contatto con ricetrasmittente.

Roberto Gardino