Archivio per tag: Marco Blatto

Presentazione del libro “Meteorologia e sicurezza in escursionismo e alpinismo” di Marco Blatto

Venerdì 9 febbraio, ore 21.15 nel salone posto al piano terreno della Parrocchia S. Giuseppe Cafasso in corso Grosseto 72 a Torino. Si potrà parcheggiare nel piazzale interno.

La serata prevede una proiezione in PPT in cui saranno affrontate alcune delle principali tematiche della meteorologia alpina.  Prima, alle ore 20.30, un rinfresco-cena. Segnalate via e-mail (compagniacima@gmail.com) la vostra eventuale partecipazione al rinfresco-cena (libero contributo alle spese 5 euro).

“Le previsioni del tempo sono un elemento irrinunciabile da parte di alpinisti ed escursionisti, che spesso seguono uno o più bollettini già da metà settimana, per sapere se il loro week-end potrà essere all’insegna di una bella escursione o di una scalata.  Siccome la meteorologia è strettamente legata alla sicurezza di un’escursione e non solamente al suo buon fine, l’appassionato non potrà limitarsi alla consultazione delle previsioni oggi disponibili in modo sempre più dettagliato e diffuso. Dovrà al contrario cercare di acquisire alcune conoscenze riguardanti le “grandezze” che regolano il tempo in montagna, non solo attraverso la lettura di testi e monografie di approfondimento ma soprattutto con l’osservazione sul campo. Una conoscenza allargata della montagna e dei fenomeni che interessano l’ambiente alpino e più in generale le “terre alte”, è un elemento irrinunciabile di quella “catena di sicurezza” che deve essere alla base dell’agire di ogni appassionato. Questo non vuole essere un manuale di meteorologia in senso stretto, né un trattato di rigore scientifico. Certamente, vi troverete all’interno degli argomenti affrontati secondo i dettami della fisica, che è alla base della meteorologia, ma soprattutto dei consigli pratici spendibili sul campo durante le escursioni o le ascensioni, lungo sentieri, in roccia o in ghiaccio. Un approccio concepito più dalla parte di chi, la montagna, la pratica tutti i giorni e su ogni tipo di difficoltà piuttosto che dalla parte di chi fa osservazioni scientifiche per professione. In piena linea con la filosofia dei nostri manuali, dunque, una pubblicazione “tascabile” che potrà essere di stimolo ad approfondire quest’affascinante materia con i numerosi strumenti di divulgazione scientifica attualmente esistenti”.       

Val Grande in verticale

Val Grande in Verticale, il raduno

Il Club Alpino Italiano Sezione di Torino, organizza sabato 9 settembre e domenica 10 settembre, la prima edizione di Val Grande in Verticale. Si tratta di un libero raduno di arrampicatori e di escursionisti che avranno così la possibilità  di conoscere le numerose possibilità  di arrampicata della Val Grande oltre al celebre vallone di Sea.

Due giorni all’insegna dell’arrampicata, del bouldering e dell’escursionismo. L’evento è realizzato con la collaborazione esterna del nostro gruppo e con il patrocinio della Regione Piemonte e del Comune di Chialamberto.

Programma

Sabato 9 settembre

Dalle h 8:30 > Ritrovo presso il Campo Giochi del Comune di Chialamberto. Accoglienza e informazioni

Attività  libera di arrampicata, bouldering ed escursionismo sulle pareti e i sentieri del Vallone di Sea e della Val Grande di Lanzo

h 18 > aperitivo all’Albergo Pialpetta (Piazza S. Lorenzo, 1, 10070 Groscavallo TO) con conferenza “La Val Grande in verticale”

Cena libera

h 21 > incontro con Sergio Martini, settimo uomo al mondo ad avere scalato tutti gli ottomila e secondo italiano, a Chialamberto (località  Cossiglia) presso il Palazzetto dello Sport

Domenica 10 settembre

dalle h 8 > ritrovo presso l’Albergo Savoia di Forno Alpi Graie. Accoglienza e informazioni. Attività  libera a scelta tra:

  • arrampicata nel Vallone di Sea, su vie multipitch e trad
  • bouldering nel Vallone di Sea.
  • corso pratico d’arrampicata con l’utilizzo delle protezioni veloci, a cura della Scuola Gervasutti. Maggiori informazioni e iscrizioni
  • gita escursionistica al Rifugio Daviso, festa del rifugio e polentata riservata ai soci CAI con regolare iscrizione. 
  • gita sociale CAI Lanzo al Bivacco Fassero-Soardi, riservata ai soci CAI con regolare iscrizione. 

h 18 > cena di chiusura presso l’Albergo Savoia di Forno Alpi Graie. Prenotazione obbligatoria: albergo.savoia@gmail.com

Nota Bene: l’organizzazione declina ogni responsabilità  per incidenti che si possono verificare durante l’attività , che resta sotto la responsabilità  di ogni singolo partecipante.

Commento di Marco Blatto all’articolo “Tutto facile”

 

Cos’è cambiato? Proporzionalmente all’evoluzione dei tempi e dei costumi assolutamente niente! Leggetevi Samivel o ancora meglio: La montagna presa in giro di Mazzotti che è del 1931. Le situazioni che oggi media social e giornalisti portano all’attenzione di tutti erano esattamente quelle di 80 anni fa! Tutti quanti, si accorgono di più dei cosiddetti idioti perché abbiamo una capacità  di farglielo sapere un milione di volte superiore di quella dei tempi di Mazzotti, che doveva scrivere un libro sarcastico rivolto a un mondo di appassionati o semplici avventori che era un milione di volte esponenzialmente più piccolo di quello odierno. E se qualcosa è davvero cambiato, lo si cerchi nella logica delle facilitazioni della montagna che è corsa di pari passo con una società  che pretende di decidere unilateralmente per il bene e la sicurezza altrui, attuando di fatto un controllo sull’individuo. Ci si scagli contro chi permette a chiunque di arrivare lassù in poco tempo e con qualsiasi tipo di preparazione, attrezzatura, abbigliamento. E anche negli ambienti dei cosiddetti addetti ai lavori, ci si faccia un sano mea culpa, perché sono tantissimi coloro che hanno preteso di facilitare la riuscita a chiunque, mitigando il rischio con chiodi o spit che non dovevano essere messi, con vie di discesa rapide, facilitate o attrezzate, laddove un tempo ci si muoveva solo se si era in grado di muoversi. Eppure, tutti volevano le vie plaisir a due passi dal loro rifugio, le classiche attrezzate per portarci i clienti, e chi più ne ha più ne metta. In pratica la logica che la montagna deve essere in qualche modo adattata all’individuo e non il contrario. Si è preteso a tutti i livelli di rendere la montagna più veloce, spendibile e redditizia, così oggi può essere una funivia a accontentarmi di salire e andare a scorrazzare sul ghiacciaio, al pari di una via più attrezzata o che può essere discesa in caso di necessità, magari dove 100 anni prima si saliva con gli scarponi e la corda di canapa in vita! Poi attenzione: con questa logica di denuncia poco chiara (perché necessariamente diventa difficile tracciare un confine) si tende a confondere l’imprudenza dell’omino della strada con quella di chi aspira a realizzare qualcosa in montagna, a qualsiasi livello o con qualsiasi preparazione. Nessuno e dico nessuno, anche degli alpinisti più capaci, può dire oggi di non aver rischiato oltre il limite della semplice imprudenza. Cosa c’era di diverso? Semplicemente che è andata bene! Se fosse andata male, oggi, avremmo meno di un terzo delle persone che hanno scritto la storia dell’alpinismo! E oggi continuano a essere vittime degli incidenti mortali alpinisti esperti e guide con clienti, per fatalità  qualche volta ma per errore di valutazione o sopravvalutazione tante altre. Questo perché così è il gioco! Un principio però deve essere sacrosanto, contro ogni divieto, polizza di assicurazione che qualcuno vorrebbe obbligatoria, folli patentini: che ciascuno deve essere libero di andare dove vuole e come vuole! Cosa è sempre stato e cosa dovrebbe continuare a essere.

Tutto facile

di Veronica Balocco da “Eco di Biella” del 15 luglio 2017

Sfoglio “La Stampa”. Leggo il bollettino di guerra degli ultimi giorni e mi fermo a pensare. Non capisco: cosa non funziona in questo strano mondo che è la montagna, nel quale tutti desideriamo emozione e tutti vogliamo farcela? Dov’è che il meccanismo si inceppa?  La morte di un giovane sul Cervino, salito in direzione della vetta dopo aver concluso una gara di corsa. I 25 turisti che nei giorni scorsi hanno vagato slegati sul ghiacciaio del Gigante, al Monte Bianco. I due ragazzi recuperati dopo essere stati sorpresi dal maltempo, senza equipaggiamento, in Valtellina. I soccorsi dovuti alla coppia che ha allertato il 118 per la pigrizia di non voler più scendere. Ma  cos’è che non va nelle nostre teste? Forse qualcuno, o qualcosa, ci ha messo nel cervello che ormai possiamo fare tutto. Che siamo invincibili, capaci. Che possiamo farcela. E’ l’ingordigia di frasi motivazionali che spopolano su Facebook a farci del male? E’ la voglia di apparire migliori di quel che siamo? E’ l’indifferenza verso un rischio che siamo convinti di non correre mai? O è solo ignoranza? Dura e pura?

Tutti ne siamo dentro, in montagna come al lavoro, e tutti faremmo bene a porci qualche domanda. Non dimenticando che la differenza che la montagna gioca nella difficile partita con la vita è esemplare. Se faccio un errore da sciocca seduta a una scrivania, rimedierà. Se sbaglio a 4000 metri, posso morire.  Eppure non ci pensiamo. Non abbiamo più limiti. La convinzione che ci hanno inculcato è che tutto sia a portata di mano. Carpe diem. Vai. Buttati. Quando ti capiterà  mai di tornare al ghiacciaio del Gigante, tu che in montagna non ci vai praticamente mai? I comportamenti più palesemente incoscienti sono la punta dell’iceberg. Ma tutti, in qualche modo, oltrepassiamo sempre qualche limite. Cosa buona e giusta, quando fatto con cognizione di causa. Cosa folle, quando trasgredisce regole fondamentali create apposta per salvaguardare un’incolumità  che non si ferma a noi stessi. La domanda resta dunque senza risposta. Cosa non funziona in noi? In un mondo nel quale tutti cercano un senso, ma pochi sono pensatori veri, difficile capirlo. Ognuno ha forse la sua personale giustificazione. Ma una cosa, forse, sarebbe bene ricordare a tutti. A noi stessi in primis. Quando non sappiamo fare una cosa, qualunque cosa sia, chiediamo a chi ne sa di più. Affidiamoci, perché non c’è nulla di umiliante nel sentirsi meno esperti di qualcuno. Per diventare maestri, e viaggiare soli, bisogna sempre essere prima buoni allievi. A volte, addirittura, si resta allievi per sempre.

Del sentimento della vetta e della meta

Del sentimento della vetta e della meta

(Neos Edizioni)

Marco Blatto
Spiro Dalla Porta Xydias

Nel 1929, un gruppo di alpinisti ed intellettuali della montagna decise di opporsi alla decisione del regime fascista di trasferire il Club Alpino Italiano a Roma, inquadrandolo nel C.O.N.I. e decretando così la “sportivizzazione” dell’alpinismo.
Nacque in questo modo, a Torino, il GISM – Gruppo Italiano Scrittori di Montagna, con il chiaro intento di difendere un’idea di scalata e d’alpinismo come fatto ideale, spirituale ed artistico.
Negli ottant’anni della sua storia, nel sodalizio si sono avvicendati alcuni dei migliori scrittori-alpinisti italiani di sempre, le cui imprese ed i cui scritti sono parte indelebile della storia e della cultura alpina.
Molti appassionati di montagna di oggi, possono pensare che tali ideali appartengano ad un’epoca che non c’è più e che possano risultare il frutto di una certa nostalgia per il passato. Al contrario, basta osservare con attenzione l’alpinismo odierno nelle sue varie pieghe e compagini, per cogliere i segnali di un malessere derivato da un inaridimento “sentimentale”, derivato da decenni di tecnicismo esasperato. Appare chiaro come l’idea sportiva non sia più sufficiente e come il pensiero di molti intellettuali dell’alpe, fino a ieri ritenuti superati, sia oggi più “moderno” che mai.
In questo breve saggio abbiamo inteso confrontare i nostri punti di vista, spesso diversi per esperienza ed età anagrafica, uniti però nella comune convinzione che sia necessario rimettere al centro dell’alpinismo e della scalata il “sentimento”. Per ottenere questo scopo, abbiamo dovuto dipanare la spessa cortina di mistificazioni e di equivoci che avvolge la storia dell’alpinismo, dimostrando che se una certa componente sportiva non può essere negata, ancor di più non lo potrà essere quella “ideale”. Guardando con attenzione dentro di noi, scopriremo che la “meta”, sia essa una vetta o il culmine di una parete, diventano il termine ideale di un viaggio interiore unico, dove grado, competizione, record e affermazione sono secondari se non inutili.
Ci si renderà conto, allora, che la corda viene dopo il cuore e la mente.
IMG_5726 Val Veny