Chicchi di riso sul Monte Bianco

Il nostro amico Samuele Lucchi ha raccontato il suo percorso prima attraverso la malattia e poi fin sulla cima del Monte Bianco, per ringraziare della guarigione, nel bel libro edito da Itaca Chicchi di riso sul Monte Bianco.

Samuele aveva un lavoro, una moglie, due figli, tanti amici, tutta la normalità della vita mai abbastanza apprezzata. Poi un mal di testa, un mezzo svenimento, la travolgente realtà di due aneurismi cerebrali. Tutto è sconvolto, tranne la speranza che alla fine c’è un “disegno buono”, che passa attraverso la fatica della malattia, al ritorno in salute, alla cima del Monte Bianco, per appendere una Madonnina di gratitudine alla parete della Capanna Vallot

Madonnina alla Capanna Vallot

e spargere un sacchetto di chicchi di riso, simbolo degli innumerevoli amici che lo hanno accompagnato nella dura, bellissima strada.

La piccozza e i chicchi di riso sul Monte Bianco

In Chicchi di riso sul Monte Bianco

Samuele racconta con forza e delicatezza la propria storia, gli interrogativi e gli eventi inspiegabili che l’hanno accompagnata. Come quando, alla vigilia della rischiosissima operazione chirurgica per intervenire sul peggiore dei due aneurismi – un intervento da cui non c’era nessuna certezza di tornare vivo -, un amico porta a Samuele un oggetto che ha il sapore di una reliquia: una camicia di Enzo Piccinini (amico e padre nella fede salito al cielo il 26 maggio 1999, vittima di un gravissimo incidente stradale). Da quel momento Samuele la tiene sempre stretta a sé.
Le cure affettuose, la preghiera incessante di tanti (anche sconosciuti), insieme all’ammirevole perizia di tutto il personale medico sanitario, riportano Samuele ad una vita normale, e persino alla stupefacente conquista della vetta del Monte Bianco, dove prenderà un pezzetto di ghiaccio da portare, come dono grato, a Milano sulla tomba di don Luigi Giussani (fondatore del movimento di Comunione e Liberazione).

Giussani ed Enzo

insieme alla Madonna di Montenero, sono invocati da Samuele durante tutto il lungo, faticosissimo “cammino” umano. E la loro intercessione non dev’essere mancata se tutto ha potuto svolgersi fino alla sua positiva conclusione. Quando dovevo essere operato – racconta Samuele – avevo tanta paura, poi mi è stata portata la camicia di Enzo, ho avuto come la sensazione di entrare in una stanza buia, ma tenendo stretta la mano del babbo, in quella paura non ero da solo. La stessa sensazione l’ho provata di fronte al Monte Bianco, quando ho incontrato Beppe che mi guiderà nella salita, non tenendomi per mano ma in cordata, legando la sua vita alla mia. Da adulti abbiamo spesso la tentazione di pensare che non abbiamo bisogno di quella mano mentre non si può vivere senza, c’è bisogno di qualcuno che ci accompagni lungo la strada.

Il neurochirurgo Carmelo Sturiale

oggi primario all’ospedale Bellaria di Bologna, allora al Bufalini di Cesena, che seguì Samuele, illustra la vicenda dal punto di vista clinico, compresi eventi che lasciano stupita la scienza. Alla vigilia dell’intervento programmato, commenta Sturiale, Samuele ha un improvviso peggioramento. Dall’aneurisma parte un’emorragia. Samuele era stato “scoagulato”, per agevolare l’intervento endovascolare del giorno dopo. L’emorragia avrebbe dovuto essere un torrente mortale ed invece è solo un piccolo, affrontabile sgocciolamento. “Che significato ha avuto per la mia vita questa vicenda, che non è solo medica ma è anche di amicizia?” si chiede il prof. Sturiale. “Innanzi tutto mi ha fatto scoprire che accadono cose inaspettate, che rompono le proprie misure. Sì, so di miracoli, ci credo, ma quando li vedo accadere davanti non ci voglio credere. Invece qua era evidente che c’era altro. “Altro”, con la lettera maiuscola!

Verso la cima del Monte Bianco

Nella prefazione del libro Chicchi di riso sul Monte Bianco

leggiamo la lettera di Samuele e sua moglie Federica: “abbiamo deciso di scrivere questi ricordi perché ci siamo resi conto che il tempo stava levigando qualche spigolo, rendendo ridicola qualche posizione, da folle qualche decisione e la capacità di stupirsi lasciava il posto alla scontatezza. Questo racconto è nostro, ma non è nostro: lo vorremo donare a te, che inizi a conoscere la nostra storia perché possa farti compagnia nella grande avventura che è la vita di ognuno di noi.”

Sulla cima del Monte Bianco

Queste sono solo brevi note che spero vi introducano alla lettura di questo imperdibile libro!

About author

Roberto Gardino

Sono un insegnante di Educazione Fisica, appassionato di montagna, sempre alla scoperta di nuove mete. Ho fondato, con amici, la Compagnia della Cima. Sono attento all'educazione dei giovani, andando spesso in montagna con gruppi numerosi.

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