Enzo Arnone il poeta dell’oltre

Oggi mi ha raggiunto la notizia della salita al cielo di Enzo Arnone, profondo compagno nel cammino della vita, capace di rimandare sempre all’oltre – al non fermarsi all’apparenza, per me il poeta dell’oltre. Le sue appassionate lezioni sulla letteratura e in particolare su Dante Alighieri erano espressione di una sensibilità rara e di una fede rocciosa. Nel suo libro Aguzzare gli occhi al vero  Enzo Arnone presenta Dante immedesimandosi nel suo cammino, dalla selva oscura fino all’esperienza di quell’amore infinito che «move il sole e l’altre stelle». Dopo essere a lungo rettore dell’Istituto Sant’Anna di Torino negli ultimi anni a lui si deve il progetto “Dante spiegato ai bambini” rivolto alle classi elementari della scuola SS. Natale sempre di Torino. Ha accompagnato un giovane studente universitario, negli scorsi mesi, segnato dalla malattia ed ora anche lui in cielo, sempre in compagnia dei versi dell’amato Dante.

In occasione della mostra “La Compagnia della Cima”, esposta al Castello di Moncalieri nel settembre 2025, gli avevo sottoposto la nuova sezione espositiva: “La vita è la più grande delle avventure, ma solo l’avventuriero la scopre” dedicata a Walter Bonatti. Lui l’ha rivista e in particolare a lui si deve l’ultimo pannello della mostra stessa, il cui testo qui riporto.

Anche per noi

curatori della mostra una questione fondamentale a cui guardare con una permanente irrisolta tensione, è la seguente: da dove nasce questo insopprimibile bisogno del bello assoluto che quando ci sembra di averlo raggiunto e identificato con un preciso oggetto, non possiamo considerare compiuta la nostra fuga in avanti, verso un punto di arrivo che in qualche modo segni la fine del nostro tendere verso quel punto sconosciuto di cui non abbiamo cognizione, ma solo nostalgia e desiderio?
Di nessuna cosa possiamo dire: è l’approdo, la meta e dunque la fine del viaggio.
Eppure, coscienti di questo inevitabile scacco, continuiamo ad avanzare, di cima in cima, sapendo che ce n’è sempre un’altra ancora che attende di essere conquistata.
Noi conosciamo la finitezza di ogni cosa, eppure continuiamo a lanciare “il dardo del nostro desiderio” oltre il limite apparente e noto della realtà.

Enzo Arnone in Engadina con sullo sfondo il Piz Roseg

La letteratura ha creato persino un termine, certamente non bello ma espressivo, “oltranza”, per indicare questo inarrestabile lanciarsi “oltre”. Come ci ricorda Ungaretti in Dannazione: «Chiuso fra cose mortali / (anche il cielo stellato finirà) / perché bramo Dio?».

Possiamo dire che questo impeto, nonostante le obiezioni di un pretestuoso senso del limite, costituisca l’essenza stessa della umana natura, in cui possiamo sorprendere la cifra del nostro essere creature che «si muovono a diversi porti / per lo gran mar de l’essere, e ciascuna / con istinto a lei dato che la porti». (Dante Alighieri, Divina Commedia “Paradiso” Canto I vv. 112–114)

Enzo con alcumi amici professori in Engadina

Nella foto ci sono Bruno Castricini (in basso a sinistra) ed Enzo Cappa  (secondo da destra in alto) che hanno preceduto Enzo in cielo.

Sono grato della sua amicizia e del suo insegnamento a lanciare “il dardo del nostro desiderio” oltre il limite apparente e noto della realtà.

About author

Roberto Gardino

Insegnante di educazione fisica in pensione. Appassionato di montagna, sempre alla scoperta di nuove mete. Sono attento all'educazione dei giovani e accompagno spesso gruppi numerosi. Ho curato la mostra e il libro La Compagnia della Cima.