L’attitudine ad osservare e la curiosità del conoscere

Nel 1934 fu pubblicato dal CAI il Manualetto di istruzioni scientifiche per Alpinisti, scritto da scienziati-alpinisti coordinati dal geografo Antonio Renato Toniolo, ne riporto una sua parte dalle Osservazioni generali che riguarda l’attitudine ad osservare e la curiosità del conoscere. Sono presenti molti aspetti educativi che abbiamo trattato in questo sito.

Antonio Renato Toniolo

Le qualità e le attitudini necessarie ad un alpinista, per darsi ragione delle innumerevoli varietà della montagna ed intenderne l’intimo significato, non sono retaggio di spiriti eletti o frutto di lunghi studi, bensì sono insite nella stessa natura umana. Si tratta solo di sviluppare alcune doti del nostro spirito, quali l’abitudine ad osservare e la curiosità del conoscere; attitudini che spesso sono come addormentate entro di noi, per la mancanza di esercizio o per una certa superficialità di vita vissuta.

Non si pensi che tali doti, una volta acquisite, siano a detrimento di altre virtù fisiche o spirituali dell’alpinista, quali la forza o l’ardimento; che lo spirito di osservazione e l’abitudine al raziocinio sono quanto mai utili, non solo al turista, ma anche all’«acrobata» della montagna, inducono a penetrare le ragioni di tutte le difficoltà di un problema o a stimare convenientemente la misura dello sforzo da compiere.

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E neppure le conoscenze scientifiche e geografiche, che si richiedono ad un alpinista, sono superiori alla media cultura dell’uomo d’oggi; trattandosi, più che altro, di applicare con raziocinio, nozioni che teoricamente ormai sono patrimonio comune a tutte le popolazioni civili; si intende solo rendere più completa la nostra vita di montagna alleando il cervello al muscolo.

Attitudini e qualità

Le qualità e le attitudini necessarie ad ogni alpinista, e che egli deve sforzarsi di acquistare, per essere anche un buon osservatore dei fenomeni che lo circondano, sono dunque:

Abitudine all’osservazione

Essa si acquista soprattutto con l’esercizio e la volontà. L’osservazione non è che l’attenzione rivolta alle cose che colpiscono i nostri sensi. In principio, si richiede un certo sforzo di volontà per ripiegarci a considerare quanto ci circonda; in seguito la ripetizione dello stesso sforzo fa sì che noi impariamo ad osservare spontaneamente, anzi sono i fatti dello stesso mondo esterno che richiamano la nostra attenzione.

L’attitudine ad osservare

Spirito di ricerca

È un gradino successivo all’abitudine di osservare; esso non attende che il caso ci metta a contatto con gli oggetti esterni che c’interessano, ma ci porta ad indirizzare volontariamente la nostra attenzione verso determinati oggetti, per una ricerca speciale. Generata dallo spirito di curiosità di conoscere il perché delle cose, l’investigazione ci porta a cercare, ad interrogare, a scoprire per sapere quello che si vuol conoscere. Anche lo spirito d’investigazione diventa facilmente un’abitudine per chi l’usa frequentemente.

Spirito di ricerca

Spirito di sana critica

I fatti osservati vanno annotati subito oggettivamente, così come sono. L’osservatore, nel descrivere i fenomeni naturali, deve quindi guardarsi il più possibile da eventuali errori dei sensi o stare in guardia con se stesso verso idee e teorie preconcette. Così pure nell’accertare fatti umani e sociali dove spogliarsi del suo modo di vedere, ascoltando pazientemente o riferendo per certo, quello che a lui risulta sicuro per la diretta osservazione o per testimoni degni di fede, oppure dando per dubbio, quello che a lui pare incerto, non perché contraddica al suo modo di pensare, ma perché risulta contraddetto da altri fatti osservati o riferiti.

Attitudini individuali

Sono quello proprie di ogni vero alpinista: anzitutto la pazienza o la calma, in ogni ricerca e in ogni circostanza. La fretta è il peggiore nemico di ogni indagine, come di ogni ardimento. Non va trascurata nessuna osservazione per fare presto; ci si pentirebbe poi di alcune lacune, che non è più facile rimediare.
La sincerità, nel riferire quanto e solo in realtà si è visto fatto (anche se talora ciò possa palesare delle lacune o dell’ingenuità nel lavoro), è virtù indispensabile ad ogni ricercatore, ad ogni alpinista. Il cameratismo è dote preziosa anche nelle indagini; non si dove essere mai gelosi delle proprie osservazioni, del proprio campo di studio.

La comprensione della dignità, delle credenze o degli usi dei montanari, la cui anima va intesa ed apprezzata, è il modo migliore per conciliarci la loro simpatia ed ottenere facilmente consigli, spiegazioni, indicazioni per le nostre ricerche. Il rispetto per le cose e proprietà private o collettive è distintivo del vero alpinista; anche nelle ricerche e nelle raccolte da compiersi, bisogna cercare di recare il minimo danno possibile alle cose e alle persone, rimettendo in ordine quello che, per forza, si ò dovuto rimuovere.

Antonio Renato Toniolo fu anche membro della  Pontifica Accademia delle Scienze.

About author

Roberto Gardino

Insegnante di educazione fisica in pensione. Appassionato di montagna, sempre alla scoperta di nuove mete. Sono attento all'educazione dei giovani e accompagno spesso gruppi numerosi. Ho curato la mostra e il libro La Compagnia della Cima.

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