La salita alla Pierre Menue (Aiguille de Scolette) è ideale per chi cerca un percorso affascinante, impegnativo, un misto di escursionismo (EE) e alpinismo (PD-). E’ il monte più alto della zona, a cavallo del confine tra Italia e Francia, e offre una visuale unica ed estremamente ampia. Il lungo percorso di avvicinamento in macchina garantisce la scarsa o nulla presenza di altri escursionisti.
Accesso
Dall’autostrada Torino-Bardonecchia si imbocca l’uscita di Bardonecchia, che è l’ultima prima del Traforo del Frejus. Poco dopo, giunti a una rotonda si seguono le indicazioni per Rochemolles. La strada in alcuni punti è stretta, supera alcuni tornanti sino al piccolo paese di Rochemolles; oltre, per un tratto la strada è ancora buona poi diventa sterrata. Si continua sulla strada, da percorrere con attenzione, conviene avere un’auto adatta; si oltrepassa il lago artificiale posto a sinistra e si prosegue fino al ponte che attraversa il torrente Rochemolles. Immediatamente dopo si prende a sinistra una stradina sterrata (in leggera discesa), che porta a costeggiare il versante destro orografico del lago. La si percorre fin dove possibile e si riesce a parcheggiare nei prati a fianco.
Itinerario
Zaino in spalla alle 8 circa. L’attacco si trova molto vicino al parcheggio ed è indicato da una palina segnaletica. Un ripido sentiero, tra prati scoscesi e balze di roccia, risale il versante sul lato destro di un ampio canalone fino al Colle della Pelouse, 2793 m.
Incontriamo un simpatico pastore rumeno, Gheorghe, che non vuole credere che don Angelo sia un prete, fin quando non si sente salutare in rumeno con il classico saluto che ci si scambia a Pasqua.
Dal Colle della Pelouse si segue la lunga cresta in direzione della Pierre Menue, seguendo un evidente sentiero talvolta confermato da occasionali ometti, fino a giungere ai primi contrafforti rocciosi, dove l’escursione inizia a prendere un connotato più alpinistico.
Una brevissima pausa lungo la cresta. Nella foto: Gianni, “Tabbo” e i suoi due tostissimi figli. La salita prosegue affrontando la parte di cresta che richiede arrampicata (PD-): una paio di risalti rocciosi, collegati da un traverso, anch’esso da arrampicare.
Superate le “torrette” si imbocca in leggera salita, verso sinistra, un lungo e ripido traverso di rocce, roccette e sfasciumi instabili, da percorrere con grande attenzione, sino alla base del canale, dove si individua una corda fissa (il tratto inferiore e più lungo si presenta in buono stato ed è probabilmente abbastanza recente, mentre la parte superiore è più deteriorata e sicuramente risale a un più datato attrezzaggio). Gli ancoraggi della corda fissa sono utili a realizzare le sicurezze per la nostra cordata (complessivamente tre tiri di corda da 30 m cadauno).
All’uscita del canale si percorre (procedendo di conserva) un ultimo breve tratto di cresta che conduce alla vetta.
In cima
Finalmente in cima, alle 16 circa, grati, soddisfattissimi e commossi.
Dalla vetta si gode uno spettacolo incredibile a 360°, compresa l’inconsueta vista della diga di Rochemolles, oltre 1500 metri più sotto (quasi a strapiombo), vuota per i lavori di manutenzione in corso.
Da sinistra si vedono Ailefroid, Pelvoux, Barre des Écrins, Dom de Neige des Écrins, Grand Ruine.
Ritorno
Il ritorno si può fare per la stessa via dell’andata, oppure aggirando le “torrette” lungo la cresta arrampicata in salita. Risulta però una variante improvvisata, senza sentieri o tracce di ometti, scendendo nell’ampio vallone di roccette e sfasciumi sotto la vetta, che comporta perdere quota e dover quindi risalire per riguadagnare il Colle della Pelouse e riprendere il sentiero che riporta alla partenza. Arrivo alla macchina alle 21 circa.
Materiali: piccola dotazione alpinistica.












