Don Cesare Matteis racconta in questo breve scritto tratto dal suo libro I monti mi hanno parlato la prima Messa sul Visolotto, montagna di 3348 m posta accanto al Monviso, celebrata l’8 agosto del 1936.
Racconto
Poche ore dopo l’ascensione al Monviso con i quattro studenti universitari francesi, sono bruscamente svegliato dalla Guida Giovanni Perotti¹.
- Professore, sono le tre. Partiamo per il Visolotto?
- Eccomi pronto! Rispondo subito, sebbene mi senta ancora molto stanco per l’arrampicata del giorno innanzi.
Scendo nella cucina dell’Albergo Alpino del Pian del Re e vi trovo, con la guida, i due giovani coniugi, che da due settimane sognano l’ascensione al Visolotto, conquistato la prima volta il 3 settembre 1875 da Felice Montaldo, con le guide A. Castagneri e F. Perotti di Crissolo.
Il cielo è tutt’altro che favorevole, e la guida mi ricorda che, se le condizioni atmosferiche dovessero peggiorare, noi dovremmo discendere alla base, a qualunque altezza ci troviamo. Con questa intesa precisa, che non ammette discussioni, si parte.
Poco sopra il Lago Chiaretto, il cielo si squarcia d’incanto e noi attacchiamo decisi il nevaio del Visolotto, che ci porta alle basi di una parete rocciosa e di qui, ad un canalone molto ripido che rappresenta il collaudo delle nostre forze e dei nostri nervi. La guida si arrampica lassù come un camoscio, mentre noi attendiamo impazienti il nostro turno. Ora è la volta dell’alpinista torinese che, prima di muoversi, raccomanda alla guida di non tirargli la corda.
- Venga su tranquillo e allenterò la corda come lei desidera. È pronto?
- Sì vengo.
Fatti i primi passi, lo scalatore ha l’impressione che la guida gli tiri la corda e grida
- Giovanni, molli la corda, altrimenti son perduto…
La sua signora, che si trova con me sul terrazzino sottostante si volta indietro terrorizzata, per non vedere precipitare il marito. E’ questione di pochi secondi. Il nostro compagno di cordata si rinfranca, si inerpica lassù con la sicurezza di cui ha dato splendida prova in altre ascensioni più difficili e pericolose, in cordata con la sua sposa.
La signora che ha vissuto attimi di paura tremenda, lo raggiunge senza eccessive difficoltà, seguita da me che chiudo la cordata.
Il passaggio nevralgico del Visolotto è superato. Ora possiamo puntare decisi sul colletto che divide la punta orientale da quella occidentale, sulla quale si celebrerà la S. Messa, non mai celebrata prima d’ora sul Visolotto, come lamentava fino a ieri il Cav. Claudio Perotti², Guida emerita, che mi diceva contemplando i suoi monti dal Pian del Re:
- È strano che parecchi sacerdoti abbiano celebrato sul Monviso e mai nessuno abbia finora celebrato sul Visolotto. Sa perché?
- ?
- Perché il Visolotto non è figlio del Viso, ma del Cervino.
Prima di iniziare la celebrazione eucaristica, vediamo venir verso di noi, dalla punta orientale, la guida Quintino Perotti³, fratello del nostro Giovanni, che, all’insaputa del nostro tentativo, accompagnava lassù un cliente francese.
Li attendiamo, e soltanto al loro arrivo incomincio la celebrazione, che vede circondato l’altarino da campo da scalatori ardimentosi e credenti.
Alla comunione la signora è commossa fino alle lacrime, perché pensa che mai nessuno ebbe finora la fortuna di ricevere in cuore, su quella ardita vetta, Gesù Eucaristico.
Un venticello insidioso soffia attorno a noi alla fine della grande azione liturgica, e noi, dopo aver deposto, tra le fessure del pilastrino che ha fatto da altare, un biglietto recante la data di quella prima messa, ridiscendiamo al Pian del Re, dove ci attende il Cav. Perotti, che ci bacia commosso, perché finalmente anche il Visolotto è consacrato a Dio con la più augusta delle celebrazioni religiose: la S. Messa.
L’indomani, domenica, nella Cappella del Pian del Re, l’anziana guida che conta al suo attivo tante gloriose conquiste alpine, intona con voce gagliarda il «Magnificat», in riconoscenza a Dio e alla Vergine Santissima per l’impresa felicemente compiuta sul Visolotto dai suoi figli e dai loro clienti alpinisti.
A ricordo di quella mattina celestiale, inviamo a S. S. Pio XI il seguente telegramma: «Celebrando prima Messa Punta Visolotto imploriamo Papa alpinista Apostolica Benedizione». Risponde alla nostra implorazione il Card. Segretario di Stato di Sua Santità, Eugenio Pacelli (il futuro papa Pio XII): «Santo Padre si compiace devoto pensiero, ringrazia, benedice di cuore».
Note
¹ Giovanni Perotti ha raggiunto 640 volte la cima del Monviso (Viso), la prima volta a 5 anni in una gerla portata dal padre.
² Claudio Perotti, detto Farina (dal soprannome di famiglia), ha salito ben 550 volte il Viso. Claudio ha iniziato la gestione del Rifugio Quintino Sella appena costruito, la famiglia Perotti l’ha gestito per molti anni.
³ Quintino Perotti ha salito 749 volte il Viso, per la sua abilità era soprannominato dai francesi Il pipistrello. Fu gestore del Rifugio Sella per molti anni.

