Tête de l’Homme

  • Destinazione: Tête de l'Homme
  • Zona: Alpi Cozie [sez. 4]
  • Gruppo montuoso: Gruppo del Chambeyron [Alpi Cozie meridionali o Alpi del Monviso]
  • Regione: [IT] Piemonte
  • Valle: Valle Maira
  • Difficoltà: F
  • Data: 15/10/2026
  • Traccia GPX: Scarica
  • Partenza: Chiappera
  • Altitudine partenza: 1654
  • Altitudine arrivo: 3202
  • Dislivello: 1548
  • Attacco percorso: lungo la strada
  • Esposizione: sud-ovest poi nord-ovest
  • Punti di appoggio: Bivacco Barenghi

Via alpinistica alla Tête de l’Homme, 3202 m, che domina il Lac des Neuf Couleurs con pernottamento al Bivacco Barenghi posto al fondo del Vallonasso di Stroppia in Valle Maira. Dalla cima panorama estessimo. Percorso dal bivacco alla cima e ritorno fatto ad anello passando dal Colle della Terra. A livello geologico, la montagna appartiene al complesso brianzonese, ed è composta da scisti calcarei ed ardesiaci e calcari marmorei.

Angelo e Roberto sulla Tête de l'Homme

Angelo e Roberto sulla Tête de l’Homme

Accesso

Si risale tutta la lunga Valle Maira fino alla borgata di Chiappera. Da questa si prosegue con l’auto sulla sterrata fino in prossimità dell’interruzione al transito che noi abbiamo trovato a 1654 m.

Itinerario al rifugio Stroppia

La partenza è su strada sterrata dove il transito per auto è interdetto.
Sul versante orografico sinistro la Rocca e Torre Castello e la Rocca Provenzale richiamano la vista.
Dopo un tratto di strada, si gira a sinistra in un boschetto, dove è presente  la partenza del Sentiero Dino Icardi.

Sentiero S18 da Chiappera al Colle di Gippiera che presenta un segnavia giallo/blu. Si inizia una decisa salita a zig-zag per la prima parte del pendio fino a giungere a un traverso verso sinistra. Si incontra un cartello indicatore e si prende la traccia che prosegue in leggera discesa (non sempre i tempi segnati sui cartelli sono attendibili),

Quindi si scavalca un piccolo rio su un ponticello in legno.Più avanti il sentiero giunge a un ripiano erboso e dopo, su tratto di terreno franoso, si arriva all’imbocco del ripido percorso che è scavato nella roccia.Il sentiero fu costruito dal Battaglione Alpini Valcamonica nel lontano 1940.In alcuni punti è abbastanza esposto, prestare attenzione. L’ultimo tratto presenta delle corde fisse e conduce fino al Rifugio Stroppia posto a 2229 m (sulla targa del rifugio è segnata un’altra quota, 2260 m); esso è dotato di 12 posti letto e di un locale cucina. Il rifugio non è gestito; le chiavi sono disponibili presso il bar di Chiappera.

Rifugio Stroppia

Itinerario al Bivacco Barenghi

Dal rifugio si prosegue in direzione della cascata che a stagione avanzata, come abbiamo constatato, non è attiva; si continua a seguire il sentiero che ne risale il lato sinistro e, superato il Passo dell’Asino a 2309 m, si trova il Lago Niera, 2302 m, in secca. Un branco di camosci, di femmine con piccoli stazionava vicino al sentiero.

Salendo a sinistra l’imponente Rocca Bianca, 3021 m, domina il percorso. Un breve tratto di salita porta all’apertura sulla Valle di Stroppia con il Sautron che salendo rimane a sinistra.

Si prosegue per un lungo tratto di saliscendi nel lunghissimo Vallone di Stroppia, sul versante orografico destro domina il Buc de Nubiera

e dopo un lungo tratto si incontra il bivio per il Colle dell’Infernetto che è va verso il versante opposto.

Di fronte a noi si aprono dei begli scorci, in particolare sull’ardita Guglia Bonaccossa, 2811 m. Si raggiunge poi il bivio per il Colle Nubiera, a sinistra del nostro percorso. Il percorso continua nel Vallonasso di Stroppia verso il Colle di Gippiera. Ad un certo punto, abbastanza vicini al bivacco, si incontra una biforcazione, non molto evidente, noi abbiamo preso a sinistra per poi deviare a destra verso il Bivacco Barenghi. Esso risale al 1958 ed è dedicato a Beppe Barenghi, alpinista milanese morto nel 1954 sul monte Api. Restaurato e ampliato nel 1984 è rivestimento all’interno in legno e all’esterno con un involucro metallico. C’è un pannello fotovoltaico per la luce, 9 posti letto con coperte. Il rifornimento d’acqua si può fare al sottostante lago del Vallonasso di Stroppia.

Itinerario alla Tête de l’Homme

Dal bivacco si torna sulla via dell’andata si scende per un breve tratto

e si raggiunge il sentiero per il Col de Gippiera, che si guadagna salendo un ripido pendio di terra e sfasciumi, un po’ faticoso, fino al colle 2948 m.

 

Dal colle si scende al sottostante Lac des Neuf Couleurs, 2841 m, (o Lago Nove Colori) posto nell’alta Valle dell’Ubaye. Probabilmente il lago non deve il nome alle belle sfumature di colore delle sue acque, che cambiano col mutare del tempo. Più attendibile la derivazione di una da una storpiatura del nome originale: Lac des Neuf Couloirs (Lago dei Nove Canaloni). Infatti guardando dal lago la lunga parete sud dell’Aiguille de Chambeyron, è possibile contare nove conoidi detritici, ai piedi di altrettanti canaloni.

Aiguille de Chambeyron

Lo si costeggia pasando sul dosso erboso a sinistra, dirigendosi verso la Tête de l’Homme che è è posizionata a destra dell’aiguille. Si seguendo vaghe tracce e qualche ometto, è possibile stare bassi sui dossi dove il terreno è meno pietroso, noi siamo stati più alti. Si punta alla pietraia alla base ripido pendio di salita alla  Tête de l’Homme. Si sale faticosamente su ghiaia e terriccio, puntando leggermente a sinistra per poi portarsi al di sotto di una bastionata rocciosa. Lì la traccia di sentiero risulta più marcata, e si sono alcuni segnavia di vernice gialla.

Si sale una sorta di terrazzo detritico in ascesa da sinistra a destra, fino a quando si vede a destra un evidente ometto, esso segna il sentiero che arriva dal Passo delle Terre Nere. Poi si continua a salire quasi verticalmente, su terreno molto ripido che risulta assai faticoso. Nella parte terminale del colletto in cresta il terreno è più solido.

Quindi si raggiunge il colletto, dove si apre la visuale. Da lì si aggira la costiera sempre sullo stesso versante con alcuni passaggi non difficili

Angelo e Roberto sulla Tête de l’Homme

e si arriva ad un secondo colletto dove si cambia versante. Vista la neve sul versante nord-ovest abbiamo calzato i ramponi

e salito con attenzione l’ultimo tratto che conduce alla cima.

In cima

Si presenta con una breve cresta, da un lato il punto apicale guarda verso il Monviso

dall’altro, dove c’è  la vera cima con la croce,  guarda verso il Brec de Chambeyron.

Cima della Tête de l’Homme

Angelo e Roberto sulla Tête de l'Homme

Angelo e Roberto sulla Tête de l’Homme

Panorama amplissimo, nella foto da sinistra si vedono la Punta Gastaldi, il Visolotto e il Monviso.

Verso la Valle dell’Ubaye e verso il Vallonasso di Stroppia il panorama è grandioso!

Panorama dalla cima della Tête de l’Homme

Ritorno ad anello

Dalla cima si scende lungo la traccia della salita, fino al colletto poi si traversa nuovamente su roccia

Cima della Tête de l’Homme

e poi si segue la traccia tra gli sfasciumi fino ad individuare un grosso ometto posto a sinistra. Da lì si lascia la traccia dell’andata e si segue una nuova traccia che si dirige in diagonale verso il Passo delle Terre Nere.

Roberto in discesa dalla Tête de l’Homme

Poco prima del passo si discendono alcune placconate rocciose con alcuni passaggi fa fare in disarrampicata.

Placconate rocciose

Dopo si raggiunge il Passo delle Terre Nere, 3042 m, posto alla base della cresta sud-est della Tête de l’Homme.

Passo delle Terre Nere

Da questo si segue il sentiero Roberto Cavallero (segnavia rosso-blu) che scende mezza costa, passando anche in zone di grossi massi, talvolta tortuoso ma sempre ben segnato e tagliando infine le pendici ovest della Tête de la Frema.

Scendendo dalla Tête de l’Homme

Alla fine breve e ripida risalita al Col de Gippiera.

Dal colle noi siamo scesi per la via dell’andata per tagliare al Lago del Vallonasso e poi passare al bivacco, dove avevamo lasciato parte del materiale e poi lunghissima discesa verso il punto di partenza. Splendida apertura sul Monte Sautron,

Monte Sautron

dove è posata  una targa che ricorda Beppe Tonello, la sua bella storia è raccontata sul libro La Compagnia della Cima.

Materiali: oltre alla dotazione escursionistica avevamo casco e ramponi.


About author

Roberto Gardino

Insegnante di educazione fisica in pensione. Appassionato di montagna, sempre alla scoperta di nuove mete. Sono attento all'educazione dei giovani e accompagno spesso gruppi numerosi. Ho curato la mostra e il libro La Compagnia della Cima.

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